Capi di una volta

In questa pagina potete trovare delle testimonianze di vecchi capi scout del Pd7.

 

Vai a:


Alberto dal Porto

Decano del gruppo

 

Fondatore e oggi Conservatore dell’Archivio storico AGESCI dello scautismo in Veneto.

Ingaggiato come se io fossi un tecnico qualificato entrai a far parte del gruppo scout dell’Antonianum nel tardo 1947. Ma avevo solamente 19 anni e la mia esperienza/preparazione scout era molto relativa.

Il fatto era che l’Aiuto Capo per  i pochi, è dir poco, Lupi del Padova VII,  “riparto misto”, e cioè Giorgio Baroni , allievo anch’egli del primo campo-scuola di primo tempo per lupettisti, tenutosi nel “ giurassico scout”, era stato ben lieto di accalappiarmi, ritenendomi idoneo per liberarlo dal fardello che solo per obbligo amicale con Gianfranco Dal Santo,  il Cierre per antonomasia di quei tempi, aveva  accettato di portare.

Difatti Giorgio si occuperà da subito dei numerosi rover, e sarà lui stesso il primo Capo (CaCla) del Clan delle Stelle. Questo nell’A.D. 1947.

Alberto, cioè lo scrivente, onorato di tanta fiducia, partiva lancia in resta guadagnandosi, per sua fortuna, la fiducia di  un Gesuita eccezionale, Fratel Fiocchi. Occorre precisare che la Scuola di Religione

accettava iscrizioni per ragazzi delle scuole medie in su. I pochissimi ragazzini in circolazione, salvo qualche fratellino “tollerato”, avevano quindi passato i dieci anni. Più avanti, la Scuola si apriva ai bambini di prima Comunione, sacramento che allora si riceveva dall’età di sette/otto anni. Di qui l’importanza dell’azione convinta di F.Fiocchi nel curare il traghetto di questi bambini verso il nascente Branco, che prenderà il nome “del Lago”.

Ma perché quel nome?

C’era una volta un bellissimo parco, ristrutturato nel 1821, adorno di grotte artificiali, di montagnole, di serre, ecc., che faceva corona ad un castello “incantato”, voluto dalla fervida fantasia del famoso cantante Gasparo Pacchierotti. Orbene, in tale contesto, non poteva mancare un lago con tre isolette. Lo si vedeva di lontano nel passare il ponticello curvo sovrastante il piccolo rio. Orbene, i nostri lupetti potevano godere, per speciale concessione, dell’isoletta grande per le attività di Branco. Ecco spiegato il perché del nome.

Come ricordo ambientale dirò dell’usanza al “Pensionato”, fortunatamente non sempre osservata, di battezzare i nuovi arrivati con un bagnetto nel lago, cosa ovviamente proibita….

Ora il lago non c’è più (e non solo quello) e neppure il Branco di quel nome.

Fra i tanti ricordi del mio percorso scout (Capo Branco, Akela di Padova, Commissario di Zona, ecc.ecc.) ho fermato l’attenzione su di  un fatto singolare, dovuto al mio incarico di capo Gruppo, che mi portò a dover dirigere, nel 1951, il campo estivo ad Acquabona di Cortina.

Lino Chinaglia, il cierre che tanto si era prodigato per quell’evento che doveva rappresentare il segnale di ripresa del reparto dopo un periodo di crisi nelle attività, qualche giorno prima dell’evento si ammalava di gastro-enterite. Che fare? I ragazzi non potevano essere delusi, e così il lupettista-capo gruppo si rendeva disponibile per dirigere il  campo .

Le squadriglie erano tre (lupo,aquila,scoiattolo), lo staff composto da cinque rover e dal generoso impeccabile Padre Guido Fossati. ANDO’ TUTTO BENE.

Farei torto, però, ai miei lupetti d’un tempo, alcuni dei quali ho modo di incontrare ancor oggi e che mi chiamano Akela, se non dicessi che alla “famiglia felice” del vecchio Branco ritorno col pensiero nei momenti alle volte non facili della vita.

Che cosa mi ha dato lo scautismo? Difficile a dirsi. Nella formazione di una persona interagiscono molti fattori: l’educazione famigliare, la scuola, l’ambiente di lavoro, il proprio temperamento. E, nel nostro caso, anche l’associazionismo scout, la benefica influenza dei Padri Gesuiti (Ballis. Merlin, Pretto…).

Ma cosa in particolare? Rispondo che io ho dato molto della mia giovinezza e della mia maturità allo scautismo: ne sono stato ripagato con l’avere appreso, soprattutto, il valore dell’essere leale con tutti e con se stessi.

Sono orgoglioso d’essere scout. Con tutto quello che comporta.

***************

Davide Pettenella

 

Capo gruppo, capo Clan universitario

Docente al Dipart. Territorio e Sistemi Agro-forestali dell’Università di Padova dove mi occupo di economia e politica forestale.

Ho fatto il mio cammino scout da lupetto a capo branco a Milano, nel Milano 4 e poi, dopo l’unificazione ASCI-AGI, nel Milano 45.

Ho vissuto la stagione intensa e creativa dell’AGESCI, sperimentando una nuova ambientazione per il bambini (la “Carovana”) in una fase in cui non si voleva, giustamente, imporre l’ambientazione giungla alle bambine. Questo momento di trasformazione è stato tanto più forte in quanto nel mio gruppo avevamo quelle che a quel tempo si chiamavano unità MT (“malgret tout“), unità di portatori di handicap separate da quelle dei normodotati. Come capo branco ho attuato l’integrazione delle due unità, momento utile di riflessione sul metodo.

Dopo molti anni e 3 figli (tutti nel gruppo),  trasferito a Padova, Alberto V. (Gomez) e Elisabetta M. m+i hanno proposto di entrare in CoCa per dare una mano in un momento in cui sembrava utile avere un “vecchio saggio”. Ho fatto per alcuni anni l’esperienza bellissima di animare la CoCa, ricevendo molto più di quanto penso di aver dato. In una fase di crescita del gruppo, nel 2006 – portando a compimento un sogno nato in CoCa da alcuni anni – ho avviato insieme a Ale R., Enrico B. e p. Nicola Bordogna l’esperienza del CU.

***************

Alberto Vomiero

capo branco, capo reparto, maestro dei novizi e capo gruppo

ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche di Brescia, ora per due anni in trasferta in Canada (insieme ad Alessandra e i “cuccioli” Andrea, Emma, Enrico)

Sono entrato in branco a dieci anni perchè mi piacevano l’odore del fuoco, il cielo stellato, e l’idea di poter costruire un riparo di fortuna per dormirci sotto la pioggia. Sono stato capo al padova 7 un po’ di anni. Ho giocato la giungla in lungo e in largo con lupetti che ora sono diventati papà. Ho avuto l’onore di guidare il “Beppino Smania” e di divertirmi a vivere la vita dell’uomo dei boschi come la descriveva B-P. Quello che ho sempre apprezzato dello scautismo è la sua capacità di mettere le persone a confronto con i propri pregi e le proprie debolezze in estrema semplicità, immediatezza e naturalezza. Lungo la strada è troppo complicato e troppo faticoso fare giri di parole. Quando è ora di dividere l’acqua o si condivide la borraccia, oppure no. Se c’è da accendere in fretta un fuoco, o si corre ad aiutare, oppure no. La bellezza dello scautismo è far vivere nel concreto e in pienezza che chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto. Ho sempre trovato lo scautismo un luogo naturale dove far germogliare la fede, farla crescere attraverso l’esperienza, ed elaborarla con la naturalezza che ha il gioco per il bambino, l’avventura per il ragazzo, la strada (faticosa) per il rover. Nello scautismo fede e vita si intrecciano in maniera mirabile, e quando torni a casa con lo zaino pesante e la schiena indolenzita, molto spesso hai qualche intuizione interessante per la tua vita del giorno dopo. Essere capo è stato uno dei privilegi più grandi della mia vita: gli incontri fatti lungo il mio cammino scout hanno contribuito in maniera significativa alla mia formazione di ragazzo e di uomo… Come mi manca l’odore del fuoco al campo e la sveglia ai primi raggi del sole!

***************

Elisabetta Marcato

Capo Reparto e Capo gruppo

Quality Manager presso PMA spa -Pordenone

Ho iniziato la mia avventura Scout cacciando nel Branco dell’AVSC, poi, passando per il reparto del Padova 12 Agesci, sono  approdata al Clan della Luna del Padova7, inparte alla ricerca delle mie origini ed in parte alla ricerca di un gruppo più folto con cui fare strada.

Perché alla ricerca delle mie origini? Perché mio padre, Paolo Marcato, era scout all’Antonianum. Esploratore  nella Sq. Aquile e poi Rover negli anni ’50 all’epoca di Giorgio Rostagni e Padre Ballis. Purtroppo quando ero piccola è mancato e da qui la mia ricerca di origini.
In realtà entrando al Padova 7, la necessità di origini è diventata marginale  perchè ho  trovato una meravigliosa famiglia con cui condividere un bagno  in un lago gelato a 2000m, una veglia Pasquale ad Assisi sotto il nevischio, la preparazione di 10kg di gnocchi in spiaggia, una luna enorme che di colpo ci ha ammutoliti sul Passo Giau, ma anche cose più semplici come una discussione sul senso del Servizio in cottage o tornare puzzando come uno speck ( lo diceva sempre mia madre) da una uscita. Tutte esperienze che ti lasciano un segno indelebile e che influiscono indirettamente anche nella vita di tutti i giorni, che ti insegnano l’importanza di metterti in gioco dando un calcio alla parola “impossibile” ma soprattutto che bisogna dare il proprio contributo.

Come capo ho fatto l’aiuto e poi il  Capo Reparto Femminile del Lady Olave/ Forza Sette all’epoca del campo di Gruppo di Cesclans, e dei campi di Kandersteg e Bracciano e poi la Capo Gruppo.

Il ricordo che ancora adesso mi emoziona è quando ho fatto fare la mia prima Promessa, avere il privilegio di portare una zampa tenera a far parte di un movimento così completo e ricco di valori era qualcosa che faceva scoppiare il cuore. Come questo potrei citare mille altri momenti sia come capo che non e guardando indietro, ora che sono mamma, penso alla bellezza ed alla follia di quello che ho fatto, bravi i genitori che ci affidavano il loro figli!!!

Credo che esperienza più completa e formativa dello scoutismo sotto tutti i punti di vista non ci sia, è’ stato un privilegio farne parte, ma lo è tutt’ora sebbene non sia più “attiva”.

Infatti dopo 18 anni ininterrotti di “fazzolettone” da qualche anno l’ho appeso al chiodo. Ora faccio la mamma e coltivo … anzi mio marito dice che faccio il “lavaggio del cervello” … ai miei due -spero- futuri lupetti, Marco e Francesco, sperando così di avere la scusa di rindossare la divisa!

Buon compleanno Scout dell’Antonianum, mille altri di questi giorni!

***************

Marco Peghin

Consulente Finanziario

Akela, Capo clan e capo Gruppo

L a mia avventura con il PD7 inizia nel 1981, quando sono entrato a far parte del neonato reparto Beppino Smania. Sono stato nella squadriglia Puma e Aquile, anzi vi dirò che l’attuale urlo di entrambe le squadriglie è frutto delle nostre povere menti….perdonateci!!!

Da allora il cammino della mia vita è coinciso con quello del Pd7 per un lungo tratto, più precisamente fino al 1998. Si può dire che lo scoutismo ha accompagnato la mia crescita da giovane ragazzo ad adulto.

Sempre grazie al PD7 e alla route Pasquale tra L’Averna e Camaldoli  , il destino ha unito la mia vita a quella di mia moglie Chiara. Nel  1986 infatti il PD8 , gruppo di Chiara, era senza noviziato. Lei ed una sua amica si sono pertanto unite al nostro …doveva essere un’esperienza di un solo anno, è diventato un’incontro per la vita!!!

Da quel momento ho condiviso con Chiara tutto il cammino del clan prima e della co.ca poi, avendo anche avuto la fortuna di fare i capi clan insieme per 2 anni.

Nel pd7 sono stato Akela, capo clan e capo gruppo.

Lo spirito di servizio, la voglia di giocare e di mettermi in gioco e l’accoglienza sono senza dubbio le esperienze vissute nello scoutismo che più hanno segnato anche il resto della mia vita.

Ricordo la mia esperienza di capo con grande emozione: è stato un vero privilegio per me cacciare con i miei lupetti, condividere la strada e la fatica con i miei rover e scolte, così come animare la comunità capi.

Nel mio cuore porterò per sempre le mille avventure vissute , i fuochi al chiaro di luna sotto le dolomiti, i volti e i sorrisi di tanti amici che hanno condiviso con me questa esperienza meravigliosa.

Oggi da genitore posso solo augurarmi che i miei figli abbiano la mia stessa fortuna e percorrere quanta più strada possibile nella grande famiglia scout.